Back to Top

Home

Gentili soci,
con la presente il Consiglio Direttivo SITO vi ricorda che nel dicembre 2008 è avvenuta la pubblicazione del primo numero del Giornale Italiano di Terapia Occupazionale. Sono passati 10 anni e la pubblicazione del n.21, prossimo all'uscita, rappresenta una conquista per la nostra amata professione.
Il presidente SITO in carica, Yann Bertholom, ha chiesto a Maria Pia Massimiani, socio fondatore della Società Scientifica e presidente al momento dell'uscita del primo GITO, di scrivere un editoriale (che alleghiamo qui di seguito) in linea con quella che è stata l'evoluzione della nostra professione in questi anni.
Buona lettura.
Pier Carlo Battain
Vice-presidente SITO a nome del Direttivo SITO

Editoriale GITO n.21
A cura di Massimiani Maria Pia

10 anni fa il primo numero del giornale (GITO) era Dicembre 2008.
Sono stata ben felice di accogliere la richiesta del Presidente della SITO di preparare un articolo che ricordasse i 10 anni dalla pubblicazione del primo numero del GITO.
Per prima cosa sono andata a rileggere gli editoriali nella prima rivista pubblicata, il mio dal titolo “Uno spazio per riflettere” e quello della collega Alessia Tafani dal titolo “Un sogno realizzato”, come Vice Presidente e Direttore del GITO.
Ripensare a 10 anni di vita della rivista GITO mi fa ripercorrere tutta la storia della nostra professione in Italia, ovvero oltre 40 anni. Infatti per promuovere la professione in Italia si è costituita l’AITO nel 1977. Sin dall’inizio si è lavorato per realizzare la professione seguendo un progetto ed una strategia con obiettivi precisi da perseguire:
- il primo, la realizzazione del profilo con la descrizione delle specifiche competenze e gli ambiti in cui esse si collocano, ovvero far inserire la professione nella legislatura delle professioni del sistema sanitario;
- il secondo, la attivazione delle scuole con specifica disciplina;
- il terzo, l’inserimento nel mondo del lavoro;
- il quarto, realizzare una organizzazione che certificasse la evidenza scientifica e l’appropriatezza della terapia occupazionale.

Il primo obiettivo, quello fondamentale, è stato realizzato con la emanazione del DM 17 gennaio 1997, n. 136- Il profilo professionale.
Abbiamo costituito la SITO nel 2005 con l’obiettivo di promuovere, sostenere, incentivare e svolgere gli studi e la ricerca scientifica sulla Terapia Occupazionale, per migliorare costantemente la qualità della formazione dei Terapisti Occupazionali, in relazione alle esigenze delle persone con disabilità e per rilevarne e diffonderne la evidenza scientifica.
Abbiamo organizzato la SITO come strumento di ricerca e la rivista come strumento divulgativo, con un ruolo educativo/culturale e come strumento fondamentale nei confronti dell'opinione pubblica, per creare fiducia e consapevolezza sull’efficacia e l’appropriatezza delle prestazioni riabilitative della Terapia Occupazionale, puntando soprattutto sulla forza delle idee.
L’obiettivo fondamentale era quello di migliorare costantemente la formazione. Infatti, alla SITO è demandato il compito primario della formazione professionale sia di quella di base che quella continua, per elevare il sapere, il saper essere, il saper fare e il saper agire della professione.
Quando abbiamo deciso di dotarci della rivista non c’è stato alcun dubbio sulla scelta, solo preoccupazione sotto il profilo economico/organizzativo. La pubblicazione di ciò che è stato ricercato/studiato è fondamentale per sapersi adattare alla sfida del cambiamento e del progresso e rappresenta uno strumento per motivare e informare in maniera consapevole. Una rivista che servisse a migliorare la comunicazione tra i terapisti occupazionali e a favorire l’applicazione dei risultati della ricerca alla pratica clinica.
Tra mille difficoltà, impedimenti/ostacoli siamo riusciti, pur se ancora non compiutamente, a realizzare gli obiettivi che ci eravamo proposti. Non c’è stata nessuna concessione, quanto abbiamo conquistato per la professione è il risultato dell’impegno di questi anni che bisogna difendere e proiettare nel futuro

La fase che stiamo vivendo è molto complicata e difficile ma possiamo viverla da protagonisti.
La realizzazione dell’Ordine e lo specifico Albo rappresentano uno dei traguardi su cui ci siamo impegnati per anni per completare un percorso che ci colloca definitivamente tra le professioni intellettuali.
Sulla fase della istituzione dell’Ordine dei TSRM e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, anche se non è propriamente quello che ci aspettavamo, esprimo un giudizio positivo. A fianco delle incertezze e delle difficoltà che inevitabilmente incontreremo, ci saranno molte opportunità di confronto e cooperazione. In questo ambito quello della SITO sarà un ruolo determinante.  Quella che era un’idea, poi tradotta in una scelta politica e in un’azione determinata, oggi è una realtà: viviamola da protagonisti, con impegno e con grande senso di comunità che partecipa attivamente al cambiamento. Teniamo alto l’attenzione sul valore della professione.
Il risultato normativo sull'istituzione degli ordini delle professioni sanitarie è importante per le tante ragioni che ho vissuto personalmente durante la mia lunga esperienza associativa. Dobbiamo battere coloro che ostacolano, che si oppongono, che impediscono la piena realizzazione della professione e la sua valorizzazione. Mi riferisco in particolare alle istituzioni che continuano ad ignorare il fabbisogno di Terapisti Occupazionali, a non prevedere la figura in tutti gli ambiti in cui sono richieste le specifiche competenze.
Concordo con quanti ritengono che la costituzione dell’Ordine rappresenta la tutela dell’utente che potrebbe incorrere in abuso di professione con danno per la sua salute psico-fisica. Proprio per entrare a pieno a quanto dispone il codice civile e il codice penale a proposito di chi può esercitare la professione e le sanzioni per chi la esercita abusivamente. Infatti, per esercitare la professione è previsto l’obbligo di iscrizione all’Albo e all’Ordine sia nel caso di lavoro dipendente che di lavoro autonomo.

Va ribadito che la SITO, al di là della dimensione associativa e della sua organizzazione, deve  pienamente svilupparsi, da un lato per migliorarsi proprio nella ricerca e nella divulgazione dei lavori che si producono, e dall’altra per rispondere alle caratteristiche e alle esigenze poste dalla legge Gelli-Bianco. Legge che sostanzialmente trasforma la responsabilità contrattuale del professionista. Una legge che offre maggiori garanzie nei confronti del professionista e che cerca di mettere ordine sulla regolamentazione dell’uso delle linee guida, delle buone pratiche sanitarie e dei protocolli applicativi. Una buona prospettiva dato che, con la forza di raccomandazioni scientifiche, pone professionista ed utente su di un piano di maggiore sicurezza ed outcome positivi.

Quindi, la sfida è di produrre risultati di rilievo per promuovere le buone pratiche e gli obiettivi di benessere bio/psico/sociale della Terapia Occupazionale sarà anche una ulteriore leva per far emergere il fabbisogno reale di Terapisti Occupazionali negli ambiti in cui sono richieste le specifiche competenze.

C’è bisogno di dimostrare concretamente che non siamo una professione fragile, che la multidisciplinarietà è insita nelle competenze della nostra professione dalla presa in carico, alla cura, all’assistenza, al processo riabilitativo.
C’è bisogno di rafforzare sotto ogni profilo l'identità professionale rendendola protagonista dei cambiamenti e del benessere individuale e collettivo della comunità. A maggior ragione se le diverse Società Scientifiche, delle professioni che costituiscono l’ordine, si parlano e collaborano su progetti e iniziative condivise, o a livello geografico o a livello disciplinare/interdisciplinare o a entrambi i livelli, meglio ancora!

Dobbiamo far emergere con forza che la Scienza Occupazionale è una scienza interdisciplinare.
Per dare un futuro migliore alla professione occorre realizzare il massimo di coesione della Comunità professionale, facendo tesoro delle esperienze positive e negative. Bisogna conoscere il passato per capire il presente e orientare il futuro. Questo si può fare se prevale il senso di responsabilità, di consapevolezza e se si pone al centro l’obiettivo di valorizzare le competenze della professione in tutti gli ambiti. Si può e si deve, se si vuole recuperare una visione condivisa e unitaria su un progetto che organizza il futuro.
La sfida continua…