È stato pubblicato su BMC Health Services Research lo studio “Supply shortages of the occupational therapy workforce in Italy: cross-regional and nationwide analysis against key benchmarks”, a cura di un gruppo costituito da ricercatori esperti di terapia occupazionale, neuroscienze, riabilitazione e organizzazione sanitaria appartenenti a università italiane e straniere, IRCCS, associazioni professionali e centri clinici di riferimento. Lo studio fornisce un’analisi comparativa, basata su indicatori standardizzati, della disponibilità di terapisti occupazionali in Italia e della loro distribuzione regionale.
Il lavoro propone evidenze utili alla programmazione del fabbisogno formativo, alla pianificazione del personale riabilitativo e all’adeguamento delle politiche regionali in materia di workforce.
L’analisi, condotta su scala nazionale e regionale, mette in luce come la presenza di questi professionisti sia largamente inferiore ai livelli considerati necessari per garantire un’assistenza riabilitativa adeguata in tutte le fasi del percorso di cura.
Il dato più evidente emerso dallo studio riguarda la distanza crescente tra la domanda di riabilitazione e l’offerta reale di professionisti disponibili.
L’Italia, caratterizzata da un rapido invecchiamento della popolazione e da un aumento significativo delle condizioni croniche e delle fragilità, richiede oggi più che in passato interventi riabilitativi continuativi, personalizzati e distribuiti sul territorio.
Tuttavia, la dotazione di terapisti occupazionali non ha seguito questo trend. Lo studio documenta una sotto-dotazione strutturale che interessa quasi tutte le regioni, con alcune aree particolarmente deficitarie.
Le criticità riscontrate assumono particolare rilievo anche alla luce dei processi in corso di task shifting e task sharing all’interno dei servizi sanitari.La carenza di terapisti occupazionali rischia infatti di generare condizioni in cui attività proprie della professione vengano progressivamente riallocate ad altri profili, non sempre con piena corrispondenza di competenze, con conseguenti ricadute su:
- qualità e appropriatezza degli interventi riabilitativi;
- chiara distinzione dei ruoli professionali;
- possibilità di valorizzare appieno le competenze specifiche dei terapisti occupazionali;
- sicurezza del paziente e continuità delle linee professionali definite.
Lo studio sottolinea quindi l’urgenza di rafforzare la workforce non solo in termini numerici, ma come condizione necessaria per evitare fenomeni distorsivi nella gestione dei compiti professionali, preservando il corretto perimetro di competenza e prevenendo sovrapposizioni improprie.
In alcune aree, la densità di terapisti è talmente bassa da rendere difficoltosa l’erogazione dei servizi essenziali previsti dalle linee guida e dalle delibere regionali e nazionali.
Questo si traduce in differenze importanti nella presa in carico, con cittadini che – a seconda della regione di residenza – possono vedere compromessa la continuità assistenziale, soprattutto nei setting territoriali e domiciliari.
Il quadro discusso non ha solo un valore descrittivo, ma costituisce un indicatore importante per la pianificazione sanitaria.Le carenze rilevate rischiano di rallentare l’implementazione dei modelli organizzativi recentemente introdotti, dal DM 77 alle nuove strutture territoriali previste dal PNRR.
Senza un adeguamento della workforce, molte delle innovazioni previste rischiano di rimanere sulla carta o di essere applicate in modo eterogeneo, senza un reale impatto sulla qualità dei servizi.
Secondo gli autori, è urgente avviare una riflessione strutturata sulla programmazione dei posti formativi e sulla redistribuzione territoriale del personale.
L’aumento l potenziale formativo, unito a strategie per trattenere i professionisti e per riequilibrare il personale tra regioni, rappresenterebbe un passaggio chiave per colmare il divario oggi esistente.
Altrettanto importante sarà includere indicatori di workforce nei piani regionali sulla riabilitazione, così da monitorare con continuità eventuali scostamenti dagli standard minimi e intervenire tempestivamente.
La ricerca fornisce una base dati che può orientare concretamente la definizione dei fabbisogni regionali, contribuire alla revisione dei modelli organizzativi e migliorare la coerenza tra programmazione nazionale e capacità operativa reale dei servizi.
Si tratta di informazioni fondamentali per chi, a livello nazionale e regionale, è chiamato a garantire equità di accesso, qualità dell’assistenza e sostenibilità del sistema.
L’articolo completo è disponibile in open access su BMC Health Services Research, DOI: 10.1186/s12913-025-13718-1